I moderni ecg che utilizziamo oggi sono in grado di registrare un tracciato in pochi secondi e, spesso, si tratta anche di dispositivi portatili che possiamo portare sempre con noi. Ma non è stato sempre così.
Ovviamente, la tecnologia ha fatto passi da gigante negli anni. E proprio come i primi computer occupavano intere stanze, anche i primissimi ecg erano tutt'altro che 'smart' dal momento che pesavano diverse centinaia di chilogrammi.
Ma procediamo con ordine e vediamo alcuni cenni storici sull'invenzione dell'elettrocardiografo.
Da Galvani a Waller...
Solitamente, si considera il fisiologo olandese Willem Einthoven come il 'padre dell'elettrocardiografo'. L'affermazione è certamente corretta dal punto di vista tecnico perché fu lui a realizzare il primo galvanometro a corda in grado di registrare un tracciato del ritmo cardiaco.
Tuttavia, l'ispirazione viene da più lontano e comprende anche un pezzetto d'Italia. Perché non è difficile immaginare a chi si deve l'invenzione del galvanometro: a Luigi Galvani.
L'invenzione dell'elettrocardiografo: Willem Einthoven
Einthovenebbe il merito di mettere a frutto le osservazioni di Galvani e Waller, mettendo a punto nel 1903 un apparecchio, il galvanometro a corda, in grado di dare elettrocardiogrammi analizzabili.
Ma lo scienziato olandese face di più comprendendo tutta l’importanza diagnostica di questo strumento, rilevando certe anomalie legate all'attività elettrica del cuore e costruendo le prime derivazioni.
Einthoven assegnò le lettere P, Q, R, S e T alle varie onde e descrisse i tracciati ecg di molte malattie cardiovascolari. Una scoperta eccezionale che gli valse il Premio Nobel per la medicina nel 1924.
Tecnicamente la rilevazione avveniva per mezzo di 3 elettrodi costruiti con dei recipienti metallici riempiti di acqua salata nei quali il paziente immergeva i due arti superiori ed il piede sinistro ( il cosiddetto triangolo di Einthoven). Il galvanometro a corda registrava il ritmo cardiaco su carta fotografica.
Ma non è tutto perché una trentina di anni più tardi toccò a Frank N. Wilson perfezionare lo strumento adottando le derivazioni unipolari precordiali e a Emanuel Goldberger introdusse le derivazioni unipolari aumentate denominandole aV L – R – F.
L'interpretazione clinica dell'ecg: Daniele Sibilla
Ma l'applicazione clinica di questo strumento si deve ad un altro italiano: Daniele Sibilla. Fu lui a gettare le basi dell'interpretazione clinica dell'ECG. L'italiano nel 1948 pubblicò il libro 'L'elettrocardiogramma: tecnica, genesi, significato clinico'.
Se oggi possiamo contare su elettrocardiografi sempre più precisi, rapidi e innovativi, il merito è soprattutto loro...
